Ravenna

Partenza da Oderzo alle ore 9:00.

Durante il percorso abbiamo fatto visita al Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo presso l’ex monastero Olivetano di San Bartolomeo. La motivazione principale per cui ci siamo fermati in visita non sono tanto da ricercare sulle tematiche esposte (peculiarità archeologiche, etnografiche e culturali della provincia di Rovigo in 5 diversi periodi storici) ma soprattutto come queste vengono esposte. Il museo infatti risulta essere uno degli esempi più riusciti in Italia del concetto di interazione del visitatore con l’opera. Creato a misura d’uomo ma anche di bambino quindi reso fruibile ad ogni età grazie ad un innovativo e scenografico allestimento composto da diorami, installazioni multimediali e plastici. Segue il pranzo in autogrill lungo la via per Ravenna, raggiunta alle ore 15:30 a cui ha seguito la sistemazione in casa.

Nel tardo pomeriggio abbiamo fatto visita alla mostra allestita all’interno dei Chiostri Francescani di Via Dante Alighieri, 2. La mostra testimonia la grande vitalità del mosaico, tecnica antica ma linguaggio sempre più svincolato dalle regole della tradizione, scelto da artisti di tutto il mondo per esprimere tensioni, indirizzi e suggestioni dell’arte contemporanea. Visita chiesa di San Francesco con opera sotto l’altare con ripresa tema acqua tavolo mosaico. (ossa neonis)

Nella mattinata di mercoledì abbiamo proseguito la visita agli edifici storici della città: la cattedrale di Ravenna (duomo) e il Battistero Neoniano. L’antica Basilica Ursina, la cattedrale dedicata alla Santa Resurrezione è la chiesa barocca più importante e cuore religioso della città.

La costruzione della cattedrale di Ravenna si fa risalire ai tempi del vescovo Orso che la fece edificare tra la fine del IV e gli inizi del V sec. d. C. assieme al battistero e all’episcopio. Dal nome di Orso, o più propriamente Ursus, prende l’intitolazione di basilica Ursiana, dedicata all’Hagia Anastasis: in greco alla Santa Resurrezione di Cristo. La basilica era posta nella cosiddetta Regio Hercolana (la zona a sud-est della città) a ridosso delle mura urbane. L’antica cattedrale era di dimensioni imponenti, suddivisa in cinque navate sorrette da 56 colonne con abside semicircolare all’interno e poligonale all’esterno, secondo lo stile ravennate, era anche sontuosamente decorata da marmi e mosaici.  Fu completamente ricostruita tra il 1734-45 su disegno di Giovanni Francesco Buonamici.

Della prima costruzione rimane qualche frammento conservato al Museo Arcivescovile. All’interno si conservano opere del periodo paleocristiano come l’ambone marmoreo del periodo del vescovo Agnello (557-570) decorato con figure di animali collocate in 36 riquadri.

Non molto distante si trova il Battistero Neoniano, detto anche il Battistero degli Ortodossi. Costruito intorno agli inizi del V secolo parallelamente al Duomo, prende il nome dal Vescovo Neone ce ne fece proseguire la costruzione dopo il suo predecessore Orso. Pianta ottagonale, esternamente ha un semplice rivestimento in laterizio mentre all’interno è ricco di decorazioni musive. In particolare spicca il mosaico della cupola costituito da 3 cerchi concentrici in cui sono rappresentati vari soggetti: nel tondo centrale la scena del battesimo di Gesù con Giovani Battista nel gesto di battezzare il Cristo immerso fino alla vita nel Giordano, sopra il Cristo svetta la colomba dello spirito santo. Nella seconda fascia i dodici apostoli su uno sfondo azzurro con le vesti alternate nei colori bianco e oro, e con in mano delle corone da offrire al Cristo. Gli apostoli sono intervallati da candelabre e dal cerchio superiore pendono drappi bianchi che visti dal basso formano la forma di una corolla di un fiore. Tra i riti preparatori al battesimo, nella iniziazione cristiana, principale era quello della traditio symboli, cioè dare ai candidati catecumeni il Credo, ossia l’insegnamento, l’apprendimento e la consegna per la vita della tessera fidei .

L’anello esterno, a fondo azzurro, presenta una serie di finte architetture tripartite, con una nicchia o esedra al centro di ciascuna, affiancata da due strutture portate da quattro colonne ai lati, che creano un effetto di alternanza tra concavo e convesso. Anche le pareti vennero decorate all’epoca del vescovo Neone, nel terzo quarto del V secolo. Nel registro superiore, all’altezza delle finestre, troviamo otto archi, uno per lato, che contengono a loro volta tre archetti minori ciascuno. Quello centrale è occupato da una finestra, mentre i due laterali sono decorati da stucchi raffiguranti profeti, una volta dipinti. Al centro dell’edificio è presente una vasca battesimale marmorea ottagonale risalente al XVI secolo.

In tarda mattinata visita a SICIS Destinazione Micromosaico. La galleria allestita nel secentesco Palazzo Rasponi delle Teste racconta attraverso video e immagini particolari il mosaico reinventato ed esaltato da Sicis portando il visitatore in una simulazione virtuale. L’esposizione immersiva inizia immediatamente nello scalone di ingresso, e segue per l’intero piano nobile. Le proiezioni animano a 360° le pareti con affreschi digitali ripercorrendo le principali collezioni di ritratti, icone, volti, realizzati dai maestri mosaicisti di Sicis, nel più grande atelier al mondo di mosaico artistico. Giochi di immagini e video mostrano la maestria del mosaico della natura, riprendendo pattern iconici dell’incredibile archivio, spaziando dall’impostazione floreale barocca e rinascimentale fino ai canoni stilistici orientali giapponesi. Ci sono inoltre stanze con specchi magici, per presentare le materiale: marmo, vetro, acciaio, tessuti e i processi produttivi. Proiezioni zenitali per presentare i maestri mosaicisti.  Speciali proiezioni dei progetti innovativi della Maison, ispirate alla pop art, all’avanguardia oltre a tipi di mosaici completamente nuovi, quali il metallismo, o l’utilizzo di materie assolutamente inconsuete oltre ai fumetti, le pin-up, i manichini reinterpretati dagli stilisti della Factory Sicis. Infine la ‘sala del micromosaico’, dedicata interamente alle opere create da Sicis Jewels, dove sono esposti gioielli preziosissimi in micro mosaico, arte applicata nell’alta gioielleria del passato, fiorente nel XVII secolo ma successivamente scomparsa quasi del tutto nel XVIII.

Nel pomeriggio la visita è proseguita al MAR (Museo D’Arte della Città di Ravenna) che ospitava la mostra “Montezuma, Fontana, MirkoLa scultura in mosaico dalle origini a oggi”, di ampio respiro sul rapporto tra la scultura e il mosaico, con l’intento di sondare e documentare la nascita, l’evoluzione di questo linguaggio e le differenti declinazioni del concetto di “tessera” da parte degli scultori a partire dagli anni Trenta del Novecento, momento in cui, dopo che Gino Severini rinnova la pratica del mosaico in funzione della decorazione architettonica, si avviano le ricerche plastiche mosaicate di Lucio Fontana e Mirko Basaldella, tra i più geniali artisti del secondo Novecento italiano. All’interno del museo era in corso un’altra mostra: “i mosaici neri di Ravenna”. Questa esposizione ha lo scopo di raccontare la storia ambientale dei principali mosaici ravennati, patrimonio UNESCO, in una chiave del tutto innovativa, ossia accessibile anche a ciechi ed ipovedenti.  Il progetto viene sviluppato, utilizzando software di ultima generazione, con la creazione di tavole tattili sensoriali in grado di riprodurre alcune rappresentazioni musive. Le tavole vengono create attraverso un’azione di: rilievo del mosaico, scomposizione, rimodellazione delle tessere in uno schema diversificato di spessori e ricostruzioni come in origine. Tale processo porta alla creazione di un mosaico con soggetti tridimensionali generando un effetto di “bassorilievo”, così percepibile nelle forme al tatto dei non vedenti. Il colore nero identifica il buio in cui vivono i non vedenti.

In tarda mattinata la visita della città di Ravenna è proseguita all’antica Biblioteca Classense  ospitata all’interno dell’Abbazia camaldolese. All’interno delle sale e lungo i corridoi della biblioteca sono ancora visibili opere di numerosi artisti eseguite fra i secoli XVI e XVIII. All’interno ha sede la quarta edizione di GAeM Giovani Artisti e Mosaico, a cura di Linda Kniffitz e Daniele Torcellini dove giovani artisti under Forty, si avvalgono della tecnica musiva in modo tradizionale o sperimentale.

Nella mattinata di giovedì abbiamo fatto visita a due degli emblemi artistici-storici della città di Ravenna, la Basilica di San Vitale e il Mausoleo di Galla Placidia, entrambi sono nella lista dei siti italiani patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, all’interno del sito seriale “Monumenti paleocristiani di Ravenna”.

Basilica di San Vitale: La costruzione fu iniziata dal vescovo Ecclesio intorno al 530, dopo la morte di Teodorico, e completata nel 547 dall’arcivescovo Massimiano, quando Ravenna era già stata riconquistata dall’imperatore romano Giustiniano I. L’edificio, è diverso dalle altre chiese della città che sono longitudinali, infatti ha una pianta ottagonale, combina elementi architettonici romani ed elementi bizantini, questo fa presumere che alla basilica lavorarono maestranze sia locali che orientali.  Quello che ci ha subito colpito è la grandezza dell’interno, al sua insolita architettura, ma soprattutto i mosaici che decorano l’area del presbiterio. Al centro troviamo, il Cristo Pantocrator sul globo azzurro, tra gli arcangeli, San Vitale e il vescovo Ecclesio, intorno, scene tratte dalla bibbia, medaglioni con i santi. Infine notiamo i due famosi pannelli, visti tante volte nei libri scolastici, con i cortei di Giustiniano e Teodora. I colori sono accesi e brillanti e la luce che filtra dalle finestre specchiandosi sulle tessere in lamina d’oro rende tutto luminoso e fuori dal tempo, essendo sopravvissuti solo questi mosaici, ci siamo chiesti come doveva essere l’effetto quando la basilica ne era ricoperta.

Poco distante dalla Basilica, troviamo il Mausoleo di Galla Placidia, madre dell’imperatore Valentiniano III. La pianta del piccolo edificio è a croce latina irregolare. All’interno troviamo tre enormi sarcofagi in marmo appartenenti secondo la tradizione a Galla, al marito e al fratello.  Il ciclo di mosaici che decora il mausoleo: la cupola è dominata dalla Croce in una volta di stelle su sfondo blu, intorno troviamo scene della bibbia, apostoli, le  famose colombe, che simboleggiano le anime di fronte alla fonte della grazia divina. Gli archi sono riccamente decorati con festoni di fiori e frutta e intrecci geometrici.

Successivamente abbiamo visitato il sito archeologico della Domus dei Tappeti di Pietra. Il sito fu rinvenuto nel 1993 durante i lavori per la costruzione di alcune autorimesse sotterranee. Vennero alla luce diversi edifici sovrapposti, databili dall’età romana repubblicana al periodo tardoantico. La parte relativa alla pavimentazione visibile, fa parte di un palazzo signorile bizantino databile all’inizio del VI secolo. E’ articolato in quattordici stanze e tre cortili e interamente decorato da mosaici e intarsi marmorei. Vi sono stanze decorate con elementi geometrici, altre vegetali e altre ancora con elementi figurativi: il cosiddetto Buon Pastore, differente dalla classica iconografia cristiana, e la Danza dei Geni delle stagioni, rarissimo caso di geni danzanti in cerchio.

Nel pomeriggio abbiamo avuto una riunione tecnica con la professoressa Martini, sull’europrogettazione, dopo aver analizzato insieme il nostro project work e gli errori, ci ha illustrato i diversi bandi: di EuropaCreativa e Erasmus+.

Ormai siamo quasi al termine di questa esperienza ravennate. Nella mattinata siamo andati in visita al TAMO, museo dedicato al mosaico, antico e contemporaneo, che ha sede nello splendido complesso monumentale di San Nicolò. La chiesa trecentesca propone un affascinante percorso museale attraverso reperti eccellenti, molti dei quali inediti. I cartoni di grandi maestri del restauro, le sinopie e la sezione dedicata ai materiali, con gli smalti e i vetri a foglia d’oro della vetreria Angelo Orsoni di Venezia danno vita ad un percorso che introduce il visitatore in un “laboratorio” dell’Arte del Mosaico e lo accompagna a scoprire come il “fare” mosaico non sia un semplice procedimento tecnico, ma un meraviglioso linguaggio artistico, autonomo e complesso.

I sistemi multimediali ne completano il percorso con approfondimenti tematici.
Nei chiostri è presente la sezione Mosaici tra Inferno e Paradiso, dedicata a 21 opere a soggetto dantesco commissionate a grandi artisti italiani del ‘900. E’ inoltre presente la sala espositiva permanente Il Genio delle acque, con pavimenti musivi della domus imperiale romana rinvenuta in Piazza Anita Garibaldi, a Ravenna. Il Museo propone, inoltre, il progetto Ravenna da Augusto a Giustiniano. Ricostruzioni didattiche per comprendere la città che, attraverso la realizzazione di modelli tridimensionali, ripercorre la ricostruzione di Ravenna in epoca antica.

Nel pomeriggio la visita è proseguita al Museo Nazionale di Ravenna e relativi allestimenti in occasione di Ravenna mosaico. Sono quattro le mostre allestite in occasione della V Rassegna Biennale di Mosaico Contemporaneo RavennaMosaico 2017: Geografie a ritroso, la mostra è composta da una selezione di circa ottanta opere del noto artista, disposte in ordine ascendente e in dialogo con le collezioni permanenti del Museo, dalla Sala della Sinopia e lungo le sale delle Icone fino all’Oploteca. Lungo il percorso espositivo, si evidenziando i motivi iconografici e le tecniche costitutive che hanno ispirato l’artista dai suoi esordi al presente.
Le due esposizioni Rappresentazione anonima e Transizione sono dedicate a giovani mosaicisti contemporanei. L’ultima mostra presente è Scultura | Mosaico. Il colore della Scultura
Nelle sale della Necropoli e della Tinazzara sono ospitate le ventidue sculture realizzate da quindici artisti contemporanei (come ad esempio Nicola Samorì, Athos Ongaro, Giuseppe Tirelli e Sergio Zanni) e rivestite a mosaico dal Gruppo Mosaicisti di Marco Santi.

Per concludere la giornata abbiamo partecipato alla conferenza presieduta da Maurizio Tarantino, ‘Costruire trame, tracciare percorsi’ che raccoglie esperienze diverse dalle quali emergono stimoli costruttivi per interventi sul territorio nel segno di una città che ha nella sua anima la vocazione verso l’arte e in particolare verso l’arte musiva. Sono intervenute diversi importanti studiosi, architetti e artisti. Giovanna Cassese, professoressa di storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, ha parlato di Stazioni d’Arte lungo la linea 1 della metropolitana di Napoli. Queste stazioni hanno inaugurato un nuovo modo di ideare aree di transito che uniscono architettura e arte.
Leonardo Sangiorgi, uno dei fondatori dello ‘Studio Azzurro’ di Milano, è successivamente intervenuto con un video dal titolo Video esplorativi e beni culturali non tangibiliper proporre ricerche di temi, mercati e pubblico fuori dai canoni tradizionali.
Il gruppo composto da Massimiliano Casavecchia, Fabrizio Corbara, Cetty Muscolino, Paolo Racagni ha presentato il progetto Ondacheesonda per la mobilità di collegamento tra la basilica di Sant’Apollinare in Classe e il Museo della Città e il Territorio di Classe, caratterizzato da risorgive di mosaico che si collegano idealmente al ‘Mosaico dell’onda’ per sancire lo stretto legame tra Ravenna e il mare, ma anche suggerendo la presenza di una ricchezza stratigrafica che va dall’archeologia a un recente passato che vedeva quei luoghi percorsi dagli operai che si recavano al lavoro nello Zuccherificio.
L’associazione il Dis-Ordine ha esposto il progetto del mosaico IL FILO e LE ALI – Il Giardino del Labirinto: un percorso di consapevolezza in fase di realizzazione nel giardino di fronte al Carcere di Ravenna, a Port’Aurea. Del mosaico che ha come tema gli elementi della natura presenti nell’opera di Dante, parleranno gli ideatori Giampiero Corelli, Paolo Gueltrini, Marcello Landi.
A conclusione del convegno, l’intervento dello storico dell’arte Andrea Emiliani con La vita delle forme nel paesaggio. Emiliani ha affrontato il tema delle strutture generatrici del paesaggio, inteso come ambiente prodotto dalle forme della naturale e dell’artificio introdotte dall’uomo, per contrastare la crisi del museo e del sistema delle arti, innescata dalla reazione della globalizzazione monetaria e della liberalizzazione economica privatizzatrice, che incombe come uno degli aspetti di una mutazione pervasiva, già visibile nei problemi della scuola e dell’istruzione, con grave danno per la società.

Oggi è giorno di rientro. Siamo partiti in mattinata con direzione Oderzo. Abbiamo deciso di concludere questi 5 giorni di viaggio nella città di Ravenna e di conoscenza dell’arte del mosaico, con la visita al Mausoleo di Teodorico. La costruzione decagonale, in grandi blocchi squadrati di pietra aurisina, è costituita da due celle sovrapposte. L’ordine superiore, arretrato, è concluso da una cornice circolare con un fregio decorativo. Il monumento è ricoperto da un monolite di eccezionali dimensioni (10,76 m di diametro e 3,09 m di altezza), con dodici modiglioni a doppio spiovente. Il Mausoleo di Teoderico è riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità. Da una nicchia si accede all’ordine inferiore la cui destinazione, si presume, fosse quella di una cappella, a pianta cruciforme, usata in origine per servizi liturgici. Al vano superiore si accede attraverso una piccola scala esterna. Qui è collocata una vasca di porfido in cui si presume fosse stato sepolto lo stesso Teodorico, le cui spoglie furono rimosse durante il dominio bizantino, a seguito dell’editto di Giustiniano del 561, quando il mausoleo fu trasformato in oratorio e consacrato al culto ortodosso.

 

 

 

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